Italiani, popolo di analfabeti funzionali

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Una ricerca mette nero su bianco: in Italia il 25% degli adulti sono analfabeti funzionali.


Con l’espressione analfabeta funzionale s’intende un individuo incapace di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Il classico analfabeta funzionale è la persona che legge solo i titoli degli articoli e che, al massimo, legge solo roba breve, brevissima.

Recentemente l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a cui hanno partecipato 24 paesi nel mondo, ha avviato il progetto PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) per la valutazione delle competenze degli adulti moderni. All’interno del programma è stata condotta una ricerca sulla diffusione dell’analfabetismo funzionale all’interno dei Paesi aderenti all’OCSE.

La ricerca ha dato esiti piuttosto significativi. È stato dimostrato come sia assolutamente confermata la riduzione dell’analfabetismo classico, cioè le persone che non sanno neppure leggere il proprio nome o associare un oggetto disegnato al sostantivo scritto, non esistono quasi più. Anche chi è considerato tra coloro che non sanno né leggere né scrivere, oggi possiede nel 90% dei casi, almeno le conoscenze di base per leggere singole parole o frasi semplici. Ma il problema spunta se si osservano i dati per quanto concerne la popolazione italiana.

Secondo i risultati della ricerca, gli analfabeti italiani oscillano tra il 25-28% della popolazione adulta, a seconda dei parametri considerati nella valutazione dei soggetti. Di certo c’è che un italiano su quattro fa fatica a comprendere e a esprimere a parole proprie testi non brevi. Solo la Spagna ha una situazione – leggermente -peggiore, tra i Paesi membri dell’OCSE.

Quali sono le ripercussioni nella vita pratica per un analfabeta funzionale? In linea teorica c’è il pericolo che si resti escluso da qualsiasi attività sociale, politica e anche da qualsiasi possibilità di miglioramento economico e di partecipazione. Nella pratica, è facile che questi analfabeti moderni siano influenzabili con maggiore facilità da personaggi famosi o da figure comunque spesso presenti in video, in grado di parlare più alla pancia che alla testa degli italiani. Le conseguenze reali potrebbero ricadere in una partecipazione passiva alla vita politica e sociale del Paese, in una situazione in cui gli analfabeti funzionali, nel timore di apparire tali, siano portati a esprimere comunque un’opinione, pur non comprendendo a pieno le circostanze.

Si spera che dati come questi possano tracciare la rotta per le nuove politiche di educazione e, se non è possibile recuperare le persone anziane meno istruite, che si cerchi almeno di indirizzare i giovani verso l’acquisizione di competenze e spirito critico. Ma realmente ciò gioverebbe a chi si occupa di politica?

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