Il mio Salone del Libro 2017 – Prima parte: gli espositori e gli acquisti

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Il Salone Internazionale del Libro di Torino ha raggiunto la sua trentesima edizione. Quest’anno, per la prima volta, sono andato anche io a visitare uno dei più grandi festival letterari d’Europa. Ed ecco alcune delle mie impressioni.

Prima di recarmi al Salone del Libro, avevo preparato una lista di buone intenzioni per organizzarmi al meglio e orientarmi su cosa fare al Salone. E devo dire che tutto è andato secondo i piani.

Sono arrivato a Torino partendo da Milano, scendendo alla stazione ferroviaria di Porta Nuova e prendendo la metro per Lingotto. È il percorso che consiglio a chiunque si sposti via treno: paradossalmente, arrivare alla stazione dei treni di Lingotto fa perdere più tempo, visto che l’omonima stazione metropolitana lascia i passeggeri proprio davanti l’ingresso del Salone.

In largo anticipo rispetto all’orario di apertura, ho ritirato il pass stampa riservatomi dagli organizzatori del Salone e ho potuto curiosare tra gli stand mentre gli espositori erano ancora intenti a prepararsi prima dell’arrivo in massa dei visitatori. Gli editori più grandi, come Feltrinelli e Newton Compton, avevano degli stand paragonabili a vere e proprie librerie, pertanto già tutti pronti per l’ingresso dei clienti. I medio-piccoli editori, invece, si arrabattavano cercando il modo migliore per esporre le proprie chicche, cambiando disposizione e allestimento dello stand ogni minuto.

Ore 10:00. Si vedono i primi visitatori, per lo più scolaresche con insegnanti al seguito. In realtà, l’età media dei visitatori è relativamente alta. Se non ci fossero appunto gli studenti – venuti probabilmente per scampare a fatali interrogazioni di fine maggio – farei davvero difficoltà a vedere giovani visitatori. I visitatori ventenni sono praticamente un po’ come il mostro di Lochness: solo chi è stato per tanto tempo al Salone può dire di averli visti aggirarsi tra gli stand e gli incontri. Penso che in tutta la giornata mi sarò imbattuto sì e no in una decina di miei coetanei.

Il mio programma per il mio personalissimo Salone del Libro era molto chiaro: dedicare la mattinata a visitare gli stand e girovagare tra gli espositori, fermarsi a mangiucchiare qualcosa, infine riservare il pomeriggio agli incontri con gli autori. E così è stato.

Prima tappa: lo stand di Las Vegas Edizioni. La piccola creatura di Andrea Malabaila e Carlotta Borasio, è una casa editrice molto interessante che conobbi a Roma nel lontano 2014 in occasione della fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi. Da allora ho seguito il mondo Las Vegas tramite il web e ho letto qualcosa di loro. La mia visita al Salone è stata l’occasione per fare il pieno di libri da una casa editrice che, in tutta la bellezza delle piccole realtà, spesso fatica ad emergere a livello nazionale. Ho approfittato dell’offerta fiera 3×2 e ho acquistato:

  1. I romagnoli ammazzano al mercoledì di Davide Bacchilega
  2. Una più del diavolo di Lorenzo Vargas
  3. Più piccolo è il paese, più grandi sono i peccati di nuovo di Davide Bacchilega

Inoltre, essendomi iscritto alla newsletter di Las Vegas Edizioni, ho ricevuto in omaggio l’antologia di racconti Rien ne va plus. Cliccando sui rispettivi titoli dei libri, è possibile conoscerne tutti i dettagli. Eventualmente, consiglio di acquistare i libri di Las Vegas Edizioni direttamente dal sito della casa editrice per approfittare della spedizione gratuita e sopratutto per ricevere gratis il formato ebook del corrispondente acquisto cartaceo. Senza contare che così facendo si sostiene direttamente la casa editrice, aggirando i costi degli store online e dei distributori.

Carlotta e Andrea, poi, hanno partecipato al Salone anche in veste di autori con il loro Al buio, un breve esperimento letterario scritto a quattro mani in cui lo stesso avvenimento viene narrato una volta dal punto di vista di Carlotta, e un’altra da quello di Andrea. Un esperimento ben riuscito – sì, l’ho già letto, anche perché è breve e mi ha fatto compagnia sul treno di ritorno.

Tra i buoni propositi per il mio Salone del Libro c’era quello di comprare qualcosa di un autore e magari meglio ancora di una casa editrice per me totalmente nuovi. La mia scelta è caduta su Billy, romanzo del misterioso Einzklind pubblicato da Edizioni nottetempo. Confesso, però, di aver leggermente barato: questo libro era già stato oggetto di consiglio da parte del mio libraio di fiducia, Nunzio Belcaro della Ubik di Catanzaro. Non avevo dato peso al suggerimento del mio pusher letterario, ma quando ho visto Billy al Salone mi sono subito fiondato all’acquisto, deviato dai consigli precedenti.

Prima di venire al Salone, il mio piano da visitatore modello prevedeva un budget di spesa massimo entro il quale muovermi per i miei acquisti libreschi. In tutta franchezza, spostarsi dalla Calabria per arrivare al Salone, pur sfruttando come appoggio logistico le mie conoscenze a Milano, è stata una grossa spesa. Ciò mi ha un po’ limitato negli acquisti e rispetto ad altri visitatori il mio bottino è stato un po’ scarno. Avevo deciso, infatti, di fermarmi con l’acquisto di Billy. Ma poi, patologia di tutti i lettori, ho comunque comprato ancora.

Passando vicino allo stand di Edizioni E/O, infatti, ho notato la presenza non programmata del Maestro del noir italiano: Massimo Carlotto! Mi sono precipitato a chiedere con sfrontatezza una foto con l’autore – che tra l’altro avevo già incontrato alla Ubik di Catanzaro – e seppur con una voce tremante per l’emozione e una faccia peggio dell’urlo di Munch, sono riuscito a portare a casa lo scatto con Carlotto. È stato lì che ho deciso di acquistare sforando il budget uno dei classici di Carlotto, Perdas de Fogu, un romanzo-inchiesta scritto insieme ai membri del collettivo Sabot. Si tratta di una pietra miliare nella produzione di Carlotto, non soltanto per il libro in sé, ma perché di fatto è stato il primo progetto della sua scuola narrativa, sfociata poi nella collana letteraria Sabot/Age di Edizioni E/O.

Tutto sommato sono molto contento dei miei acquisti. Come ho già scritto nei miei post precedenti, non credo sia utile andare al Salone del Libro, luogo mistico in cui puoi incontrare praticamente tutte le realtà editoriali del Paese, per finire poi agli stand dei soliti noti. E meno male che quest’anno i soliti noti erano anche di meno, per via della decisione dei cosiddetti grandi editori di staccarsi dal Salone e fondare una propria fiera a Milano.

Mentre scrivo questo pezzo, il Salone è in corso e va da sé che non si possa parlare dei dati di affluenza dei visitatori – specie perché scrivo prima di sabato e domenica, i giorni logicamente più ricchi di gente. Essendo anche la mia prima volta al Salone del Libro, non posso fare un paragone a occhio rispetto alle edizioni precedenti. Tuttavia, la sensazione che ho avuto è stata di trovarsi in mezzo a tanta, ma tanta tante gente. Dal canto mio, l’assenza di grossi editori non è stata un danno, anzi, forse un motivo in più che mi ha spronato a visitare finalmente il Salone. Credo che in questo contesto ridotto, i medi editori abbiano avuto più spazio sulla scena; inoltre, seppur non abbia dati a sostegno, immagino che gli organizzatori del Salone, per attrarre comunque gli espositori, abbiano abbassato le quote di partecipazioni per gli editori, a vantaggio così sopratutto delle piccole realtà.

Comunque, inutile illudersi: il grosso degli acquisti se lo sono portato a casa Feltrinelli con il suo infinito catalogo e Newton Compton con la sua economicità.

In questo primo articolo ho cercato di soffermarmi sul mio giro tra gli espositori e i miei acquisti. Nella seconda parte del pezzo tratterò gli incontri con gli autori e mi soffermerò sulla mia impressione generale del Salone del Libro 2017.

Qui la seconda parte

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